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Questo è il periodo dell’anno in cui l’argomento dello scambio dei regali o dei doni è certamente più sentito. Spesso ci imbattiamo in termini che pensiamo possano essere equivalenti, ed è questo il caso. Non dimentichiamoci però che la lingua italiana ha subito nel tempo delle vere e proprie evoluzioni, tanto da considerarli oggi dei veri e propri sinonimi.

In realtà, analizzandoli bene, non è sempre stato così.

 

Fare un regalo, cosa significa?

 

L’ origine di questo termine sembra derivare dallo spagnolo. Anticamente il “regalo” (da regàle) rappresentava l’offerta che i sudditi facevano al proprio re.  Ne traspare quindi già un senso di obbligatorietà, di sudditanza nei confronti della persona che lo avrebbe ricevuto.

Riflettendoci, oggi non facciamo forse un regalo per dimostrare riconoscenza verso qualcuno con cui ci sentiamo in debito?

Ma quanto, davvero, conosciamo della sua personalità?

Quanti regali, a nostra volta, abbiamo ricevuto e abbiamo scartato perché inutili fra i sorrisi e i ringraziamenti di circostanza?

Dove sono finiti poi? Voglio almeno sperare in un secondo uso e non in un riciclo mascherato, nuovamente infiocchettato di tutto punto e “rifilato”, è il caso di dirlo, ad un’altra persona.

Trovo questo un gesto davvero di pessimo gusto.

 

“Si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona.
(Carl Gustav Jung)”

 

E Il dono invece?

 

Il termine “dono” deriva dal Latino donum, dare ad altri liberamente e senza compenso una cosa utile o gradita.

Il dono è quindi in netta contrapposizione al regalo. Si tratta infatti di un gesto decisamente spontaneo che non implica necessariamente un ritorno.

Sono certa ti sarà capitato di ricevere inaspettatamente un dono che ti ha particolarmente emozionata e ti ha fatto sentire davvero speciale per qualcun altro.

Trovo siano proprio questi i gesti di cui ci ricordiamo più facilmente, perché ci hanno colpite nel profondo. Ci comunicano, di fatto, che quella persona ci ha pensato, ha dedicato parte del proprio tempo esclusivamente per noi. Questi sono gesti di grande valore.

Con il tempo e con l’età ho imparato a dare il giusto peso all’atto del donare e del regalare. Due gesti all’apparenza simili ma di fatto per me profondamente diversi. La differenza sostanziale sta nel significato che gli attribuiamo, perché ciascuno di noi ha una propria e diversa scala di valori che è personale, soggettiva e per nulla discutibile.

 

Ma…

 

Per questa mia riflessione conclusiva voglio attingere dalla cultura giapponese. Si, perché in Oriente il dono non è relegato esclusivamente ad un’occasione specifica, come può essere per noi il Natale, o ad una ricorrenza importante. Ogni occasione è il momento giusto. Quello che però mi ha sempre colpito è che esiste un vero e proprio codice nel regalo. Regalare è un’arte vera e propria che attinge dal passato ma che non ha perso il suo valore nemmeno oggi.

Trovo tutto questo davvero meraviglioso.

Basti pensare all’importanza che i giapponesi danno al confezionamento del dono stesso. Per questo esistono negozi veri e propri: la piegatura o il colore della carta, così come il fiocco, assumono significati ben precisi a seconda di come sono fatti. Il regalo diventa quindi un qualcosa di speciale, non solo da proteggere ma anche da valorizzare.

Se una confezione è fatta con cura ed amore e le si dedicano fantasia, tempo e creatività, il regalo acquista molto più valore.

Per fortuna questa è una pratica che abbiamo in comune sia in oriente che in occidente.

 

 

 

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